ALLEVAMENTO E RIPOPOLAMENTO

Uno dei principali obiettivi del progetto RARITY è il rafforzamento degli stock di gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) nei corsi d’acqua del Friuli Venezia Giulia. I monitoraggi condotti da ETP sulla presenza e la numerosità delle popolazioni della specie ne hanno evidenziato un generale decremento e in alcuni casi la definitiva sparizione. Accanto alla ricerca delle cause della rarefazione il progetto finanzia la produzione di giovanili di gambero di fiume in due avannotterie gestite dall’Ente Tutela Pesca ai fini del rilascio nell’ambiente naturale. I due centri di produzione sono a Savorgnano di San Vito al Tagliamento (Pordenone) e ad Amaro (Udine) rispettivamente. Grazie ai finanziamenti del progetto le due strutture sono state ammodernate e adattate allo scopo di produrre circa 30.000 giovanili nel periodo 2012-2014. L’attività di coordinamento della produzione è stata affidata al dott. Giorgio De Luise che già in passato aveva condotto a titolo sperimentale analoga attività presso l’impianto ETP di Flambro (Udine). Le esperienze pregresse e il confronto con altri gruppi di lavoro che si occupano di produzione di gamberi hanno consentito di mettere a punto specifici protocolli di allevamento e ripopolamento ad uso degli operatori (vedi Didattica per gli operatori). Il personale addetto alle avannotterie (in parte volontario ed in parte salariato) ha seguito uno specifico corso di formazione (vedi dettagli sul corso) ed è poi stato addestrato direttamente in impianto in modo tale da apprendere il corretto svolgimento di tutte le operazioni previste dai protocolli. La produzione di giovani gamberi avviene previa analisi genetica delle popolazioni di riproduttori, catturati in natura e poi riportati nei luoghi di origine al termine del ciclo di produzione. I ripopolamenti interessano prevalentemente aree della Rete Natura 2000 (Siti di Importanza Comunitaria) e vengono effettuati con giovanili (larve L3) di A. pallipes. Dal 7.IX.2012 al 7.X.2013 sono stati rilasciati 4.928 giovanili e per la fine di ottobre 2013 ne saranna stati rilasciati in totale oltre 13.000.


IMPIANTI DI ALLEVAMENTO

San Vito al Tagliamento (Pordenone)

È uno dei piccoli incubatoi di proprietà dell’Ente tutela pesca, utilizzato fino al 2011 (inizio del progetto RARITY) per la schiusa di uova di trota. È una struttura minuta ma funzionale, all’interno di una proprietà privata, a Savorgnano di San Vito al Tagliamento (Pordenone). L’avannotteria è coperta ed ospita 10 vasche rettangolari (2,0x0,6 m) e 4 circolari (diametro 1,5 m) in vetroresina. All’esterno della struttura sono presenti altre 4 vasche rettangolari (2,1x0,60 m), 1 vasca settata in quattro comparti (0,40x0,8 m) ed un laghetto artificiale per la coltivazione di piante acquatiche. Le vasche sono alimentate con acqua di pozzo a temperatura costante di 12,4 °C. L’impianto è attivo per il progetto dal novembre 2011. L’allevamento è gestito da personale volontario ETP che giornalmente provvede a tutte le operazioni necessarie al buon funzionamento della struttura produttiva, partecipa al rilascio dei piccoli e all’approvvigionamento di riproduttori in ambiente naturale.


Amaro (Udine)

L’impianto di Amaro (Udine) è il secondo centro per la riproduzione di A. pallipes e la produzione di giovanili destinati al ripopolamento nell’ambito del progetto RARITY. Si trova in località Mulino Rainis ed ha ufficialmente iniziato la sua attività nel settembre 2012. Il ciclo produttivo avviene all’interno di 9 vasche rettangolari in vetroresina (sei di 6,0x1,0 m e tre di 3,0x1,0 m) collocate all’interno di un tunnel coperto e alimentate con acqua di pozzo a temperatura costante di 10,5 °C. L’impianto ha anche a disposizione alcune vasche in vetroresina per la quarantena e due in cemento (40,0x2,5 m), compartimentabili, per la coltivazione di piante acquatiche. È interamente gestito da personale dipendente di ETP.


ALLEVAMENTO

Allevamento

Le diverse strutture sono state adibite, a seconda del loro utilizzo, a siti di stabulazione dei riproduttori (divisi per sesso), a luoghi per gli accoppiamenti programmati e a vasche per la stabulazione delle femmine ovigere ed il successivo allevamento delle larve fino alla liberazione in ambiente naturale. Le femmine ovigere con uova prossime alla schiusa, in particolare, sono ospitate  all’interno di particolari gabbie (gabbie da parto) forate, provviste di coperchio  e sospese in modo da permettere alle larve, una volta staccatesi dalla madre, di iniziare la nuova vita al riparo dalla predazione materna. Le vasche che ospitano i riproduttori sono attrezzate con ricoveri artificiali costituiti da tubi in PVC e in esse sono anche immessi vegetali acquatici. Quelle destinate ad allevare i piccoli gamberi fino al raggiungimento della taglia di 2,0 cm (alla quale si procede al rilascio in natura) sono equipaggiate con ricoveri artificiali costituiti da mattoni forati posizionati lungo tutto il perimetro del contenitore, unitamente ad altri tipi di nascondigli costituiti da tunnel cilindrici scavati in materiali plastici, da trucioli in PVC e, come sempre, da vegetazione acquatica. Esse sono inoltre dotate di una o più mangiatoie costituite da un piattino colorato dove viene depositato l’alimento artificiale; in tal modo si può agevolmente controllare e tarare la somministrazione del cibo evitando di inquinare l’ambiente di allevamento. Ogni singola vasca è poi dotata di una scheda per l'annotazione delle operazioni giornaliere, di un set per la pulizia e di un guadino. La dieta è costituita da un mangime pellettato commerciale completo e bilanciato rispetto alle esigenze nutritive della specie e di consistenza tale da mantenersi compatto in acqua per almeno 48 ore. L’alimento viene distribuito giornalmente in quantità pari al 5% della biomassa dei riproduttori presenti, all’1% di quella delle femmine ovigere e ad libitum per le larve. I fabbisogni nutrizionali dei crostacei vengono infine integrati con i vegetali acquatici (principalmente del genere Fontinalis ed Elodea) immessi nelle vasche e ricchi di micro e macrofauna, e con naupli vivi di Artemia salina distribuiti ad libitum alle sole larve nella prima settimana di vita indipendente, o in alternativa con alimento omogeneizzato per uso umano. All’interno delle vasche il processo maturativo delle uova si è notevolmente accorciato rispetto ai siti naturali di origine, producendo le prime schiuse già all’inizio di marzo. Parallelamente alle normali attività di allevamento è iniziata nel 2013 una prova di incubazione artificiale delle uova recuperate da alcune femmine presenti a San Vito che da un controllo sono risultate prossime alla perdita delle loro uova a causa della quasi totale degenerazione delle stesse.  Le uova ancora vitali sono state prelevate e immesse in una bottiglia di incubazione tipo “McDonald”, dove hanno proseguito il loro sviluppo e dopo meno di 30 giorni sono iniziate le prime nascite. Questo significativo risultato, oltre a consentire di recuperare uova che altrimenti si sarebbero perse apre interessanti possibilità per approvvigionare in futuro gli impianti con sole uova prelevate dalle femmine direttamente dai siti naturali. Una analoga prova è tuttora in corso presso l’Acquario ETP di Ariis di Rivignano (Udine). Anche se questo traguardo è estremamente positivo bisognerà comunque attendere i risultati finali sulla sopravvivenza delle larve.


RIPOPOLAMENTO

Ripopolamento

Il monitoraggio delle stazioni campionate nel primo anno di progetto RARITY ha permesso di fare un quadro dettagliato della distribuzione e dell’abbondanza dei gamberi d’acqua dolce in Friuli Venezia Giulia. Dai dati elaborati dal Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze è emerso che contrariamente alle attese il numero delle stazioni in cui è presente la specie autoctona rappresenta solo il 25% circa del totale campionato (208 stazioni). Questo risultato ha evidenziato anche in FVG un trend comune al resto d’Europa che consiste appunto nella drammatica riduzione delle specie native (che in FVG permangono solo nelle aree pedemontane a basso impatto antropico). Grazie al lavoro del Laboratorio di Genetica del Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Trieste è stato possibile caratterizzare le popolazioni campionate. Le analisi hanno consentito di chiarire alcuni aspetti sulla presenza in Regione di gamberi appartenenti al cosiddetto complesso sistematico “Austropotamobius pallipes complex”, costituito da due specie (A. pallipes e A. italicus) e da quattro sottospecie (A. i. italicus, A. i. carinthiacus, A. i. meridionalis e A. i. carsicus). In particolare tali analisi hanno evidenziato la presenza nel territorio regionale delle sottospecie A. i. italicus e A. i. carsicus esclusivamente nel Torrente Rosandra e di A. i. meridionalis nelle restanti 45 località analizzate, mentre non è stata confermata la presenza della specie Austropotamobius torrentium nelle tre stazioni in cui era storicamente segnalata. L’analisi degli aplotipi ha inoltre consentito di raggruppare le popolazioni analizzate in ESU (Unità Evolutivamente Significative) e di consentirne così la gestione in forma di unità separate entro le quali mantenere inalterata o addirittura aumentare la variabilità genetica che le caratterizza. Queste attività sono di fondamentale importanza per decidere se, dove e come procedere con le azioni di ripopolamento. Gli individui nati negli impianti sono infatti ottenuti da riproduttori appartenenti ad una particolare ESU e devono essere introdotti in ambienti in continuità idrobiologica con le popolazioni appartenenti alla medesima ESU. I giovanili prodotti in avannotteria sono stati accuditi fino alla taglia media di 2,0 cm di lunghezza,  ritenuta idonea al rilascio in natura. Considerata la fragilità nelle prime fasi di vita le larve sono state raccolte e contate solo poco prima della liberazione. Successivamente si è provveduto al rilascio in natura nei siti predeterminati. In particolare, nel 2012 sono stati oggetto di ripopolamento il SIC “Risorgive dello Stella” (Udine) e il SIC “Risorgive del Vinchiaruzzo” (Pordenone). Nel primo il ripopolamento è stato realizzato nel corso d’acqua denominato Aghe Real per ripristinare la popolazione di gambero di fiume praticamente azzerata a causa di un’asciutta nell’estate 2012. In tale occasione, infatti, erano stati recuperati gli ultimi 16 esemplari in fin di vita che sono però morti di lì a poco ma che sono risultati comunque utili per le analisi genetiche. Il successivo monitoraggio ha confermato la scomparsa della popolazione, pertanto si è proceduto al ripopolamento con circa 400 giovanili. A seguito di tale esperienza l’ETP si è attrezzato con strutture per l’incubazione artificiale delle uova (bottiglie di Zugg e bottiglie di McDonald), utili alla sopravvivenza di uova in assenza della madre. Nel secondo SIC sono stati immessi, oltre a 600 giovanili, anche dieci riproduttori adulti al fine di ricostituire fin da subito una popolazione ben strutturata che potesse resistere alla pressione predatoria della trota marmorata, presente in loco. In questo sito erano stati condotti dei monitoraggi preliminari al fine di cercare riproduttori da portare in impianto. Tali operazioni avevano confermato la scomparsa della popolazione locale. Accanto a tali interventi sono stati realizzati anche rilasci di riproduttori nei siti di origine, talora accompagnati dall’immissione di una piccola quota di giovanili, per compensare le perdite dovute al prelievo di gamberi trasportati negli impianti. Ciò è avvenuto nel Rio Gorgons e nel Torrente Chiarzò. In un caso (Roggia Redenta) si è provveduto a riportare in natura nel sito di cattura una coppia di riproduttori recuperata in occasione di un’asciutta artificiale, insieme alla relativa prole, nata in cattività.


DOCUMENTAZIONE